Fiscalità degli affitti brevi: cedolare secca, regimi, DAC7
La fiscalità degli affitti brevi in Italia è cambiata con la Legge di Bilancio 2024 e con il decreto attuativo del Codice Identificativo Nazionale: oggi convivono cedolare secca 21% (primo immobile), cedolare secca 26% (dal secondo al quarto), regime ordinario IRPEF e regime forfettario (solo con partita IVA, su attività imprenditoriale).
In questa sezione raccogliamo le guide su quale regime conviene a seconda del numero di immobili, su cosa cambia con DAC7, sulle scadenze degli F24 e sull'incidenza reale di IMU, TARI e tassa di soggiorno sulla marginalità netta annua.
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Domande frequenti
Quale regime fiscale conviene per un affitto breve in Puglia nel 2026?
Per 1 immobile: cedolare secca 21% sul lordo è quasi sempre la scelta migliore. Per 2–4 immobili: il primo a scelta resta al 21%, gli altri vanno al 26%; conviene assegnare il 21% a quello con incasso lordo più alto. Da 5 immobili in su, l'attività è considerata imprenditoriale: serve partita IVA e si valuta forfettario (5–15%) o ordinario. La valutazione finale resta del commercialista.
Cos'è DAC7 e cosa devo controllare in dichiarazione?
DAC7 è la direttiva UE che obbliga le piattaforme (Airbnb, Booking, Vrbo) a comunicare ogni anno all'Agenzia delle Entrate i corrispettivi pagati agli host con almeno 30 prenotazioni o 2.000 € annui. I dati confluiscono in precompilata: vanno confrontati con i tuoi incassi reali per evitare disallineamenti che innescano controlli.
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